In una strategia di marketing sono presenti molti obiettivi, che ci portano all’utilizzo di tantissimi strumenti diversi. Se stiamo lavorando soprattutto sul piano dell’influencer marketing o della branding position e vogliamo misurare il successo di una campagna, abbiamo bisogno di capire quante persone hanno citato il nostro nome. Per questo si parla di Brand Mention, cioè di scoprire chi e come siamo stati menzionati su pagine web e social.

Il lavoro da fare è molto perché bisogna anche capire quali sono gli aspetti rilevanti di una menzione. Dobbiamo capire se le citazioni sono di qualità o mediocri, se chi ci sta citando è autorevole o di cattiva reputazione.

Per tutto questo abbiamo bisogno di strumenti e linee guida per capire meglio chi ci ha menzionato.

Qual è l’obiettivo della Brand mention?

In primo luogo lo scopo è quello di crescita della reputazione del nostro brand, in modo che venga riconosciuto chiaramente e nel minor tempo possibile. Naturalmente deve riconducibile ad aspetti positivi del nostro business, al contrario, l’essere menzionati nelle pagine web sarebbe deleterio per la nostra azienda.

Tutto ciò non deve essere improvvisato, il “vediamo chi scrive di noi e accodiamoci ringraziando ed intervenendo” non funzionerà a lungo e soprattutto non è l’unico modo per intender la brand mention.

Inserire tutto questo in una strategia precisa, scegliendo gli influencer che citeranno il brand, creando attività ad hoc e analizzare tutto al meglio è una di quelle buone pratiche che può farci fare il salto di qualità.

Gli strumenti per scoprire le menzioni

Uno dei passi principali è sapere dove siamo stati menzionati. Essere sempre aggiornati su cosa dicono le persone di noi sui propri siti web è fondamentale. Se stai attuando una strategia ponderata, che prevede anche l’utilizzo di influencer, alcune menzioni sai benissimo dove verranno fatte, ma altre le scoprirai solo attraverso gli strumenti giusti.

  • Google Alert: Come sempre la casa di Mountain View ci viene in aiuto con uno strumento semplice ed efficace. Funziona a dover però per le pagine web ed i blog, mentre deficita con i social;
  • Hootsuite: è uno strumento fantastico, che fa molte altre cose. Ma, soprattutto per twitter, è il leader assoluto per le menzioni. Possiamo creare dei flussi in base a profili od Hashtag e tenere tutto sotto controllo facilmente;
  • Mention: per un lavoro completo è consigliata la versione a pagamento, in ogni caso si tratta di una soluzione completa per osservare sia pagine web che social. È veramente completo ma il prezzo è alto, diciamo che il suo utilizzo è giustificato in lavori con budget medio-alti;
  • Brand Monitoring Tool: si tratta di un servizio all’interno di Semrush. Una volta avviato un progetto sulla piattaforma possiamo inserire tutta una serie di parametri per avere in pochi secondi una lista di tutti i siti che parlano di noi. Possiamo decidere le fonti delle menzioni (news, siti web, blog), il sentiment ed i backlink. Dandogli anche una data di inizio e fine possiamo monitorare al meglio una campagna marketing attiva per un determinato periodo di tempo.

Il Brand mention figlio del Brand awareness

Come detto e spiegato precedentemente l’obiettivo principale che ci poniamo quando parliamo di Brand mention è quello di far conosconere ad un pubblico più o meno eterogeneo un brand, una marca, al fine di inculcare nelle menti di chi ascolta e/o vede tratti positivi che poi influiscono in modo decisivo sull’eventuale acquisto del prodotto. Questo è il Brand awareness ovvero quel meccanismo che fa leva sul Brand mention in termini pubblicitari e quindi economici.

Un passaggio fondamentale per chiunque lavori in questo settore è l’ovvia presenza di collegamenti ipertestuali in tutto il web che ci permettono di lavorare su quello che è il posizionamento SEO: operazioni di questo genere sono molto complesse e non possono essere buttate a ‘casaccio’ qui e li. Bisogna infatti considerare quella che è l’anchor text, ovvero la parola chiave che poi viene inesorabilmente ricercata in un qualsiasi motore di ricerca. Più è ‘precisa’ la parola chiave e più sono le possibilità di avere riscontri positivi.

Altri fattori determinanti nel backlink in ingresso sono gli argomenti che vengono trattati, l’anzianità, l’evoluzione nel tempo e ovviamente la storia.

Lo strumento social

Con lo sviluppo delle comunicazioni via etere derivanti dalle connessioni internet le menzioni sui social sono divenute in brevissimo tempo le principali fonti di collegamento in tutto il mondo. Allo stesso tempo il diffondere a macchia d’olio potrebbe essere anche un’arma a doppio taglio: nel caso in cui ci si ritrovi dinanzi ad un commento negativo il pensiero di molti potrebbe essere inesorabilmente compromesso.
Per osservare i social gli strumenti a disposizione sono molteplici ed esistono particolari algoritmi interni che servono a ‘filtrare’ la provenienza dei commenti stessi.

Da non dimenticare che oltre alle citazioni esistono i cosiddetti hashtag che come ben saprete si applicano anteponendo il cancelletto al nome che ci interessa. Anche in questo caso la funzione social è devastante e la viralità di un evento può tranquillamente raggiungere anche la parte più remota del mondo in pochissimi secondi.

Il pinalert

Si dice che la curiosità sia donna ma oggettivamente non esiste stereotipo e/o detto quantomai discutibile. Tutti noi, infatti, se direttamente invischiati nella sponsorizzazione di un brand saremo curiosi di sapere cosa la gente pensa a riguardo. E a tal proposito viene in nostro aiuto Pinalert ovvero un tool capace di avvisarci quando qualcuno parla di ‘noi’: oltre al semplice visualizzare, quindi, è possibile interagire in prima persona nella conversazione.

Alcuni consigli

Come detto sopra, analizzare le menzioni o valorizzare il nostro brand senza un’idea precisa è un grande spreco di risorse e di energie. Creare una campagna ad hoc, anche per breve tempo, e con molta attenzione agli strumenti da utilizzare è requisito fondamentale.

Se, ad esempio, decidiamo di affidarci agli influencer per fare branding dovremo utilizzare tutti le precauzioni del caso per non incappare in “truffe” o menzioni che non portano nessun giovamento. Affidiamoci solo a personaggi di cui conosciamo bene il pubblico, verificando se non ci troviamo di fronte a numeri gonfiati o non veritieri. A volte è meglio un influencer con meno seguaci, ma che ha un buon coinvolgimento con i suoi follower, che influencer da centinaia di migliaia di persone non in target.

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