Guadagnare online è davvero possibile? Un sito o un blog come possono trasformarsi da strumenti di informazione o condivisione di una passione a strumenti di guadagno? La risposta si chiama “pubblicità”; da sempre la pubblicità è l’anima del commercio e offrire degli spazi all’interno del proprio sito per ospitare banner pubblicitari è una forma di guadagno di per sé e contribuisce ad aumentare anche la visibilità del proprio sito o blog e di conseguenza quanto più è visibile un blog tanto più è desiderato dagli sponsor per farsi pubblicità creando un circolo “virtuoso” dalle potenzialità di guadagno davvero elevate: come un sasso lanciato nell’acqua i cui cerchi concentrici si allargano sempre più. Ma come “attivare” questo circolo virtuoso?

Uno dei migliori strumenti è Google AdSense, messo a punto proprio dal colosso dei motori di ricerca, si tratta di uno strumento per inserzionisti, blogger e webmaster che aiuta a trasformare in profitto la propria attività online.

Come funziona Google AdSense

Nel mondo della pubblicità online bisogna distinguere tra gli strumenti per inserzionisti e per la realizzazione di vere e proprie campagne pubblicitarie (in questo caso lo strumento utile è Google Adwords) e strumenti per chi ospita le campagne pubblicitarie altrui, dai banner ai link, e in questo caso si utilizza Google AdSense.

Google AdSense funziona attraverso la logica del Pay Per Click o PPC, una sigla ricorrente, ma a molti ancora sconosciuta. Cosa significa “pagamento per ogni click”? Per ogni utente che visita un sito o un blog e che viene attratto da una pubblicità che lo interessa e clicca su quel link genera un guadagno per il sito che ospita la pubblicità; quindi, ad ogni click equivale un determinato numero di centesimi di euro o dollari (a seconda dello sponsor ospitato o cliccato) che Google AdSense – in qualità di gestore – ripartisce ai suoi utenti registrati. Attenzione! Non è l’utente o il sito ospitante né Google che “paga”, ma è l’inserzionista che “ringrazia” il sito ospitante con una ricompensa e che confida nell’utente per un’azione concreta di acquisto del prodotto. Se così fosse, posso cliccare sui banner e le pubblicità presenti sul mio sito o blog per generare guadagni? No, perché Google è in grado di individuare la sorgente di utenza che clicca sui link pubblicitari e se nota un traffico illegittimo o un abuso da parte di un suo utente registrato, al contrario annulla i click e ti segnala come utente spam e ti “bandisce” dal network senza possibilità di poter riutilizzare il programma AdSense; in sostanza è controproducente cliccare sui banner presenti sul proprio sito. L’unico modo per “guadagnare con i click” è generare traffico sul proprio sito, creare pagine ottimizzate affinché l’utenza giunga al tuo contenuto e contestualmente venga attratta da qualche pubblicità di interesse. A questo proposito Google AdSense ha messo a punto il Contestual Advertising, ovvero la pubblicità contestuale, una tipologia di pubblicità inerente il contenuto del sito o blog ospitante che attrae più facilmente l’attenzione dell’utente: se per esempio, si possiede un blog sul caffè, le pubblicità generate in automatico saranno inerenti il caffè, i prodotti caffeari, le cialde, le caffetterie e simili. Ciò è possibile grazie a un algoritmo elaborato da Google e che permette di visualizzare in automatico agli utenti solo gli annunci inerenti il tema del sito o blog. In questo modo, la pubblicità risulta meno invasiva e disturbante e addirittura si configura come ulteriore servizio al bacino di utenza che approda su un sito di interesse specifico.

Come iscriversi e cominciare a guadagnare con il Pay per Click

Per registrarsi a Google AdSense è sufficiente connettersi al sito ufficiale di Google AdSense e sulla pagina di iscrizione – il servizio è gratuito – si compilano i dati richiesti. Al termine della procedura di registrazione si deve attendere una e-mail di conferma all’indirizzo indicato in fase di registrazione; dopo la conferma si è regolarmente iscritti e registrati.

A questo punto bisogna sapere cosa fare e cosa non fare dopo l’iscrizione a Google AdSense.

Le cose da non fare sono:

  • cliccare sui propri annunci né per test, né per curiosità, né per interesse reale;
  • Non far cliccare gli annunci dai propri amici o conoscenti generando un traffico anomalo e ingiustificato;
  • Fare attenzione ai contenuti che si pubblicano.

Le cose da fare sono:

  • Avere un sito o un blog di settore o di nicchia, ma interessante: non tutti i settori sono retribuiti allo stesso modo o sono interessanti per gli inserzionisti, il guadagno varia in base all’argomento.
  • Generare un traffico naturale di utenti reali: per poterlo fare bisogna proporre contenuti validi, pertinenti, autentici. Ottimizza tutte le pagine del sito, anche se non tutte le pagine hanno lo stesso potere attrattivo o di interesse. Per cominciare ad essere retribuiti serve una media di 1000 visite al giorno.
  • Posizionare gli annunci in modo intelligente: da utente registrato ad AdSense puoi indicare le parti del tuo sito o blog in cui far confluire le pubblicità per massimizzare i profitti, ma attenzione a non “disturbare” l’utente.

Come si posizionano gli annunci su un sito o blog?

Per capire dove si ferma lo sguardo dell’utente e quali sono le zone di una pagina web che attirano l’attenzione e possono generare il rendimento massimo, Google mette a disposizione la Heat Map, si tratta di una pagina web tipo, una mappa termica suddivisa in settori e spazi colorati dal rosso al bianco che secondo gli analisti rappresentano le zone su cui si posa l’occhio dell’utente casuale. Le zone più “calde”, quelle su cui l’occhio si ferma al 99%, sono contrassegnate da colori forti e accesi come il rosso, mentre le zone meno remunerative sono contrassegnate da colori freddi e chiari come il bianco. Gli annunci che sono retribuiti meglio sono quelli che vengono visualizzati per primi. Se si inserisce uno spazio per banner da 728 x 90 ben visibile, ma che nessuno clicca, i guadagni non ci saranno, per cui occorre spostare sullo spazio più evidente il link che “viene pagato meglio” e spostare altrove quello meno interessante per il proprio bacino di utenza. Solo il monitoraggio costante permette di capire le dinamiche. Quindi, in sintesi occorre:

  • Posizionare i box AdSense in modo tale che quello più visto e cliccato sia il primo a comparire;
  • Inserire pochi slot AdSense ma con intelligenza per ottenere risultati migliori;
  • Armonizzare i colori del sito o del blog in modo da integrare la pubblicità con professionalità ed eleganza. Evitare colori sgargianti o dissonanti.

Come si incrementa la visibilità degli annunci?

Gli annunci pubblicitari sono fastidiosi per l’utente e si tende a “nascondere” o camuffare le inserzioni AdSense – che tra l’altro non è consentito dal regolamento AdSense – ma è una tecnica controproducente sia perché si rischia il ban per camuffamento, sia perché si riducono le possibilità di guadagno. Per garantire la visibilità degli annunci senza infastidire l’utente è sufficiente posizionarli in modo intelligente: un annuncio che compare prima del contenuto utile desiderato, per esempio, non è una scelta valida. Inoltre, è bene conoscere alcune dinamiche:

  1. La prima impressione è quella che conta, ma bisogna sapere che gli annunci AdSense vengono selezionati attraverso un sistema di offerte (bid), chi offre di più si posiziona in cima, ma questo non significa automaticamente che l’annuncio più in vista sia anche il più cliccato, per cui non bisogna temere di inserire i link che monetizzano nell’area del sito più visibile, ma allo stesso tempo individuare l’annuncio con l’offerta più alta da mettere in vista, perché magari pochi click rendono più di un annuncio molto cliccato ma che converte poco o ha l’offerta più bassa.
  2. L’annuncio migliore non è sempre quello più grande, ma è certo che più grande significa più visibile. Per non rendere fastidioso un annuncio troppo grande si consiglia di optare per i formai standard più performanti e collaudati: 728 X 90 (Leaderboard), 336 x 280 e 300 x 250.
  3. Gli insiemi di link aiutano chi ha poco spazio. È, infatti, possibile inserire un box che raccolga i link degli annunci insieme, ma bisogna sapere che non si guadagna sul click diretto del link, ma solo sulla seconda azione dell’utente, ovvero il click sul link all’interno della pagina su cui l’utente viene reindirizzato dal tuo sito e che raccoglie i collegamenti sponsorizzati.
  4. Quantità non significa maggiori entrate. Anche se la logica vuole che più pagine si scrivono e maggiori sono le possibilità di guadagno con gli annunci, non è sempre così perché non tutte le pagine generano lo stesso volume di traffico. L’ importante è concentrarsi sulla qualità e l’originalità di ogni singola pagina, perché ci saranno sempre pagine che generano il maggior flusso di traffico rispetto ad altri articoli all’interno dello stesso sito.

Quali sono i siti e i blog con cui si guadagna di meno o nulla?

I siti e le pagine web che Google considera di scarsa qualità o non appetibili ai fini degli annunci pubblicitari sono:

  • Siti dedicati all’upload dei files (le cosiddette directory) anche se spesso vengono utilizzati per il posizionamento “selvaggio” di pop up e pop under.
  • Forum;
  • Siti che riportano i testi delle canzoni o brani di poesia;
  • Siti di grafica privi di contenuti;
  • Siti con giochi per bambini.

Come funziona la retribuzione AdSense e come si stabilisce il prezzo di un click

Per comprendere quanto e come paga Google AdSense bisogna prendere confidenza con alcune espressioni e acronimi:

  • il CPC o Cost Per Click indica l’importo che Google riconosce all’utente registrato ogni volta che un visitatore clicca su uno degli annunci presenti all’interno del proprio sito o blog;
  • il CPM o Cost Per Impression indica il costo per “impression” ovvero la sola visualizzazione dell’annuncio, per essere monetizzata occorrono 1000 visualizzazioni. Ogni 1000 impression corrisponde un compenso. Se si possiede il contatore delle visite si può calcolare il CPM di un annuncio.
  • L’ECPM è il rapporto tra il ricavo e le impressioni moltiplicato per 1000 e corrisponde al ricavo che l’utente ottiene ogni 1000 visite della pagina. Per esempio se una pagina viene visualizzata 5000 volte generando guadagni per 2 €, il calcolo dell’EPCM sarà: 2/5000 x 1000 = 0.4 ciò significa che quel banner genera in media 40 centesimi ogni 1000 visitatori.

Date le premesse, non è possibile dire in anticipo quanto paga Google AdSense per ogni clic ricevuto perché il valore del clic dipende da numerosi parametri: il posizionamento dell’annuncio, il numero degli annunci su una pagina, il settore o argomento del sito/blog, il traffico generato, l’offerta dell’inserzionista nonché lo smart pricing, un algoritmo con il quale Google stabilisce il “valore” del click su un annuncio presente sulla pagina web. Se il traffico su un sito è scarso o di bassa qualità i click saranno di meno e meno retribuiti.

Mediamente i guadagni per ogni click oscillano tra i 3 centesimi e i 20 centesimi; per realizzare cifre interessanti occorrono centinaia di migliaia di visualizzazioni e click. Ad eccezione di rari casi di successo, l’80 % dei publisher non professionisti guadagna tra 10 € e 50 € al mese; non si tratta di cifre esorbitanti, almeno ché ci si prende l’impegno di monitorare, seguire e ottimizzare il proprio sito lavorandoci a tempo pieno per ottenere milioni di visualizzazioni al giorno che permettono ai casi di successo di raggiungere cifre a tre zeri mensilmente.

Il pagamento di Google Adsense avviene tramite bonifico o assegno al raggiungimento della cifra di payout corrispondente a 100 dollari o, in Europa, 70 €.

… e Google quanto guadagna con il servizio AdSense?

Google trattiene una percentuale per ogni inserzionista in base al servizio offerto (AdSense contenuti, AdSense ricerca, AdSense inFeed, AdSense articoli correlati …). Per AdSense contenuti, per esempio, Google corrisponde il 68% del prezzo pagato dall’inserzionista per la pubblicazione del suo annuncio, quindi se l’inserzionista versa 1 € per ogni click sul suo annuncio, il publisher ne riceve 0,68 centesimi, i restanti 0,32 centesimi restano a Google. La percentuale trattenuta da Google serve a sviluppare la ricerca, migliorare i servizi, costi di gestione, nonché contribuiscono agli utili della società.

È possibile integrare Google Analytics a AdSense?

Integrare Google Analytics ad AdSense è il modo migliore per ottenere una serie di informazioni relative al rendimento degli annunci AdSense sul proprio sito e poter migliorare e ottimizzare sia il sito che le entrate.

Google Analytics permette di identificare le sorgenti di traffico per aree geografiche e di individuare le pagine che rendono di più fornendo dati che si aggiornano nell’arco delle 24 ore. Questo significa poter ottimizzare gli annunci, scegliere gli inserzionisti che sono più allineati al target del proprio sito. Per collegare i due servizi è sufficiente accedere all’account di Google AdSense, selezionare la voce “Opportunità” e quindi “Collega il tuo account AdSense con Analytics”.

Analizzando il pannello di controllo di AdSense è possibile individuare il CPC medio degli annunci all’interno del sito, la causa di un basso rendimento dei un annuncio pubblicitario può essere un posizionamento sbagliato o un’inserzionista non in linea con il proprio settore o un’inserzionista che ha ridotto l’offerta e quindi rende di meno. In questi casi si può cambiare il posizionamento degli annunci e bloccare gli inserzionisti che non rispondono alle tue esigenze.

Tra le funzioni messe a disposizione per migliorare i rendimenti si può utilizzare il Section Targeting che consiste in un sistema che permette all’algoritmo di Google di individuare i contenuti da tenere in considerazione per selezionare gli annunci da visualizzare sulla pagina web: inserendo un codice si indica all’algoritmo il contenuto ritenuto valido ai fini della contestualizzazione degli annunci.

Cos’è l’Ad Blindness e come si evita?

L’Ad Blindness o “cecità alla pubblicità” è un fenomeno psicologico naturale e inconscio che viene attivato dal cervello dell’utente che naviga e che permette di ignorare o non vedere i banner pubblicitari nei siti, ad eccezione di formati pubblicitari particolarmente invasivi. L’utente abituato a navigare è assuefatto all’assalto pubblicitario e sviluppa metodi per evitare di vedere i banner soprattutto evita di guardare le pagine del sito in cui sa inconsciamente che sono posizionati gli spazi pubblicitari. Il rischio per l’inserzionista è quello di vanificare l’investimento per una campagna pubblicitaria e per il publisher di non ottenere i guadagni sperati.

Per porre rimedio all’Ad Blindness, l’impegno consiste nel testare e variare il posizionamento delle inserzioni, valutare l’angolo di visualizzazione che porta il miglior rendimento, nonché cambiare lo sfondo e i colori degli annunci, il carattere e la grandezza in modo tale che l’annuncio risulti “nuovo” all’occhio dell’utente.

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