Il 25 ottobre 2019, Google – il leader mondiale dei motori di ricerca sul web – ha rilasciato un aggiornamento di software che prende il nome di BERT, l’acronimo di Bidirectional Encoder Representations for Transformers e che consiste in un potenziamento e miglioramento dei risultati di ricerca partendo da una migliore “comprensione” da parte del motore di ricerca del testo digitato dall’utente. Il nuovo algoritmo Google BERT nasce come tecnica di pre-training nei processi NLP – di elaborazione del linguaggio naturale – e dopo un anno di sperimentazione approda nella quotidianità di utilizzo, sebbene per il momento solo in lingua inglese.

Come nasce BERT

La Bidirectional Encoder Representations for Transformers – BERT – nasce come tecnica in fase di pre-training durante il processo di acquisizione ed elaborazione del linguaggio naturale. L’esigenza di sviluppare questa tecnica parte dalla consapevolezza che i dati forniti ai dataset erano carenti e insufficienti, in parole povere, i motori di ricerca contengono solo alcune centinaia di esempi annotati – ovvero di parole chiave – attraverso i quali individuare anche i testi non annotati. Per testo annotato si intende l’identificazione e l’etichettatura delle parole chiave all’interno di un testo con le quali i cosiddetti algoritmi machine learning “imparano” a individuare le parole e i testi anche in contesti non classificati.

La sostanziale insufficienza di dati ha indotto i ricercatori a sviluppare diverse tecniche di “pre-allenamento” degli algoritmi con l’impiego di testi non annotati presi dal web. I ricercatori di Google, in particolare hanno rilasciato già a fine 2018 l’algoritmo BERT come strumento open source per il pre-training affinché qualsiasi sviluppatore potesse allenare il proprio sistema di question answering. I risultati sono stati incoraggianti, al punto che la stessa azienda intende adottarlo per il suo motore di ricerca. Ma cosa fa BERT e come funziona?

Il funzionamento

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La tecnica adottata dall’algoritmo BERT è bidirezionale non supervisionata e contestuale; per bidirezionale non supervisionata si intende che l’algoritmo prende in considerazione tutte le parole di una frase e non solo precedenti alla parola chiave o a quella che si vuole dare significato, ciò permette una maggiore precisione di individuazione e interpretazione del significato come per esempio nel caso di una ricerca di testo simile, ma dal significato diverso: “Traduci in inglese” e “Traduci dall’inglese”. Inoltre, l’algoritmo BERT è contestuale perché è in grado di dare un significato diverso ad una parola in base al contesto in cui compare, perché riesce a gestire un numero maggiore di “rappresentazioni” della stessa parola.

Per sviluppare questa precisione nell’interpretazione del linguaggio naturale, BERT funziona attraverso un’intelligenza artificiale in grado di imitare il funzionamento del cervello umano che è stata messa a punto proprio per capire cosa l’utente cerca realmente e fornire le informazioni più utili e puntuali possibili, rispondenti alla query e indipendentemente da come si combinano le parole. Gli utenti tendenzialmente inseriscono nella barra di ricerca frasi intere e di senso compiuto che fino ad ora comparivano o venivano ricostruite all’interno del risultato di ricerca, ma senza match (corrispondenza) esatta. Il nuovo algoritmo BERT elabora il senso compiuto della frase della ricerca e propone i risultati più pertinenti.

BERT è stato “allenato” dai ricercatori Google attraverso una selezione di migliaia di centinaia di frasi di senso compiuto che sono state, poi, scomposte a caso, chiedendo a BERT di ricostruire le frasi originali e dar loro un senso; questo “allenamento” è servito all’algoritmo per imparare a comprendere i contesti delle frasi e di conseguenza applicare i risultati di ricerca giusti.

I ricercatori di Google stimano che il nuovo algoritmo BERT avrà un impatto di circa il 10% sul miglioramento dei risultati di ricerca del proprio motore e si tratta di uno dei più grandi cambiamenti di metodo applicato ai motori di ricerca.

Con BERT, cosa cambia per le aziende che operano online

Il nuovo algoritmo Google BERT, poiché è in grado di migliorare la risposta alle ricerche degli utenti, quindi è in grado di cambiare la SERP (Search Engine Result Page – la pagina dei risultati di ricerca) e di conseguenza influenza sensibilmente anche la SEO, cioè l’attività di ottimizzazione delle pagine web per poter comparire tra i primi risultati di ricerca. Il meccanismo “neuronale” di BERT è capace di comprendere ricerche composte da parole chiave a coda lunga o che utilizzano espressioni complesse ma che appartengono al linguaggio naturale come nel caso delle ricerche effettuate tramite “comando vocale” con i dispositivi smart. È probabilmente proprio questa evoluzione verso l’impiego dei comandi vocali che ha indotto i ricercatori a migliorare sempre più la risposta alle query. L’algoritmo BERT, quindi, arriva fino al dettaglio di analisi dei metatag “Title” (il titolo della pagina web) e “Description” (la descrizione della pagina web visualizzata dopo l’url) con comprensibili cambiamenti per chi opera nell’ambito SEO e non solo.

Il cambiamento più evidente che influenzerà le aziende che si affidano ai copywriter SEO per posizionarsi in alto nei risultati di ricerca e ai SEO stessi consiste nell’utilizzo di una capacità redazionale “naturale” e rivolta a persone reali e non alla redazione di contenuti che adottano tecniche per farsi “capire” e intercettare dalle macchine. Un miglioramento della comprensione delle query porta l’innegabile vantaggio di una maggiore corrispondenza di risposta in linea con quanto ricercato dall’utente e – in ottica business – rispondente al bisogno reale dei potenziali clienti. Il vantaggio per le aziende è proprio quello di poter incrementare il numero di visite al proprio sito proprio grazie a risposte più appropriate e pertinenti alla ricerca.

Come utilizzare al meglio il nuovo algoritmo

La migliore strategia SEO per non essere penalizzati dall’innovazione introdotta con l’algoritmo BERT è quella di scrivere testi di qualità. Un buon testo in ottica SEO pro-BERT deve necessariamente saper sfruttare la capacità di comprensione del linguaggio umano sviluppata da BERT alzando il livello e la capacità di scrittura dei siti web. Inoltre, BERT sfrutta un’intelligenza artificiale che si evolve nel tempo e che è in grado di apprendere da solo per poter sempre fornire le risposte più appropriate e sensate rispetto alle richieste dell’utente; ciò significa che non esistono linee guida o trucchi per “ingannare” l’algoritmo BERT.

Il SEO copywriting concepito come metodo di scrittura per soddisfare i motori di ricerca è destinato a evolversi verso una capacità di scrittura rivolta sempre più agli essere reali che leggeranno i contenuti perché anche le macchine saranno sempre più capaci di interpretare le parole come gli esseri umani. La produzione di contenuti di qualità rivolti alle persone con l’inserimento di informazioni realmente utili e di interesse resta l’unico metodo di scrittura valido per il web. I copywriter e le agenzie SEO che già operavano in questa ottica, non dovranno sostanzialmente cambiare nulla nel loro modus operandi, così come non si dovrà intervenire sulle pagine dei siti già ben costruite. È forse da intendere in modo tendenzialmente positivo il dato che emerge dai primi effetti sulle SERP (di lingua inglese, perché è stato introdotto per il momento solo nella versione inglese di Google) a pochi giorni dall’introduzione dell’algoritmo BERT: non sono stati registrati scossoni o stravolgimenti nei risultati di ricerca rispetto al passato recente. Le ipotesi sono due o forse tre: Google BERT non funziona come ci si aspettava (improbabile), gli strumenti di tracking utilizzati attualmente non sono in grado di utilizzare ancora con precisione le parole chiave con coda lunga (probabile) oppure finalmente sul web circola informazione ben scritta e utile (auspicabile).

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