Una delle professioni sorte da poco, grazie alla nascita e diffusione dei computer e di internet, è quella di creatori di articoli per il web. Connessi a testate o agenzie giornalistiche, ed anche a siti web specializzati, tali professionisti, chiamati anche articolisti, sono abituati a scrivere articoli su diversi argomenti e a vederli pubblicati direttamente su internet. Sebbene tale lavoro appaia semplice, in realtà esso deve rispondere a determinati criteri informatici e di pubblicazione e ciascun articolo deve rispettarli. Un esempio possono essere i tag header in un articolo per il web.

Prima di andare ad approfondire quest’ultimo argomento, ricordiamo che tutto ciò che troviamo su una pagina web oppure su un qualsiasi motore di ricerca rispetta dei parametri definiti. Infatti, un qualunque articolo per poter essere rintracciato facilmente e soprattutto velocemente da un utente sul web deve possedere degli elementi indispensabili che permettano appunto di essere trovato dal motore di ricerca (nell’universo infinito di internet) e presentato dallo stesso all’internauta, che magari abbia digitato alcune parole chiave.

Una volta rintracciato il contenuto desiderato, anche lo scritto (che sia un articolo, un’informazione o un pensiero oppure altro ancora) deve rispettare alcuni parametri importanti per facilitare la lettura e semplificare la ricerca di informazioni specifiche da parte del navigatore. E qui cominciano ad entrare in gioco, come vedremo meglio successivamente, i cosiddetti tag header. Questi rappresentano elementi importanti da rispettare quando si scrivono degli articoli per il web. Un esempio semplice ma efficace è quello del titolo di un libro e dei titoli dei singoli capitoli.

Infatti, come questi ultimi elementi semplificano e suddividono un libro in diverse parti e ne anticipano un po’ gli argomenti al lettore, questi tag header fanno la stessa cosa per un articolo sul web o lo scritto di una pagina internet. Pertanto, essi sono parametri indispensabili per chiunque voglia scrivere nel mondo digitale. Comunque, andiamo ad approfondire questo argomento davvero affascinante ma delle volte non semplice, soprattutto a causa di una terminologia, come vedremo, in lingua inglese e tecnica.    

WordPress produce in automatico il tag title quando aggiungi il titolo (ovvero l’H1). Come arrivare a tale risultato? 

Un altro aspetto da tenere in considerazione è che WordPress SEO by Yoast può cambiare il titolo che usi nell’anteprima dei link su Facebook, Twitter e Google Plus.

H2, H3 e altri header

Un po’ come fa il titolo di un libro. Successivamente arrivano gli H2, che restando nella metafora cartacea, appaiono come capitoli. Permettono a chi legge di capire quali sono gli argomenti discussi in un preciso articolo e introducono precise sezioni del post. 

Quali sono le informazioni che dovrebbero essere contenute all’interno di un Header?

In primo luogo, un Header in generale, al suo interno, dovrebbe possedere il nome del sito o dell’attività dentro cui cui l’utente è arrivato: per svolgere ciò, è possibile utilizzare un logo ed in altri casi anche uno motto. Nel caso in cui logo sia molto grande o pieno di dettagli, è possibile cambiarlo con una tipografia più semplice oppure orientarsi su un’icona che rappresenti la tua identità. Un Header si dovrebbe trovare in una posizione molto visibile e avere al suo interno dei colori identitari della tua azienda, in modo che gli utenti capiscano subito che si trovano nel sito giusto. In base al suo formato è possibile anche integrare ulteriori informazioni riguardo al business. Bisogna però tenere molta attenzione, perché questo elemento deve sempre essere chiaro e facile da leggere perché, se non dovesse essere così, bisogna spostare divere informazioni sul footer.

Per prendere un esempio attendibile, basterebbe guardare le agenzie di digital marketing australiane, che utilizzano dei menu seguendo il concetto di hamburger. Questa soluzione è estremamente innovativa, perché capace di consentite all’utenza una fruizione simultanea di più informazioni per mezzo di un semplice tocco di mouse. Un altro esempio significativo è promosso da Amazon, capace di garantire una funzione di ricerca completa nel suo stesso header: quello di Amazon è capace di unire tante informazioni diverse senza però incorrere nell’errore di sovraccaricare il proprio modello. Una Barra su Amazon permette all’utente di avere sotto mano tutto quello di cui ha necessità, proprio come se si trovasse a fare la spesa digitalmente. È bene ricordare che un header può, da sito in sito, possedere un aspetto differente, sulla base del design del sito o dal template scelto, questo quando ci si riferisce al CMS. Non è di fatto inusuale che nel web-design d’oggi, l’header della pagina si trovi sempre in primo piano ma, nonostante il fixed header sia scelto con più facilità, nulla toglie che gli elementi della propria pagina possono essere posizionati rispetto alla propria strategia comunicativa.

Header e Head: qual è la differenza?

Chi vuole occuparsi di siti web, oltre che di tag title, dovrà confrontarsi con un’interfaccia soggetta a continui ripensamenti. Chi ha un minimo di esperienza sul campo, si sarà sicuramente scontrato con il termine “Header”, che specifica la fascia superiore di una qualsiasi pagina web. La presentazione è tutto e, proprio l’Header, ha un aspetto assimilabile a quello utilizzato per tutti i siti e, in più, contiene il menù di navigazione, estremamente utile per cercare qualcosa immediatamente. Chi progetta siti web, si sarà accorto che la maggior parte dei siti esistenti, sono sezionabili in griglie e sezioni differenti. Ogni sezione ha una specifica funzione. Bene, proprio queste sezioni costituiscono l’header, che Google ha battezzato “Main Content”, ovvero il contenuto principale. Il bello dell’Header è che, solitamente, viene creato sulla base di un template specifico, automaticamente generato per tutte le pagine che costituiscono il sito. Tutti i collegamenti che sono in esso contenuti, sono i nostri abituali link, funzionali per un corretto orientamento all’interno della pagina. Fate attenzione però, perché sul piano dell’importanza i contenuti Main Content hanno bisogno di un’attenzione supplementare.

Chi però affronta dall’interno la materia, scoprirà ben presto che esiste una parola simile a Header ma, che non significa la stessa cosa: all’interno del linguaggio HTML si collocano “head” e “body”, direttamente nel codice sorgente. Proprio in corrispondenza del tag “head”, vengono inserite delle direttive per il motore di ricerca, le quali però non vengono visualizzati sulla pagina. All’interno del “body” invece, sono rintracciabili tutti i contenuti che si vogliono mostrare all’interno dello schermo. L’header invece, che si distingue da questi due elementi, si trova nelle specificazioni degli standard HTML5, dove è un elemento esclusivo del linguaggio. L’header serve a creare delle vere sezioni introduttive per il “Sectioning Content”, ottenendo il ruolo di intestazione. Il dove sia effettivamente collocato il Sectioning Conten non ha una vera importanza, perché esattamente come per il “footer”, esiste la possibilità di realizzare un personale “header” per il “body” dell’intero documento HTML, limitandosi solo in seguito ad aggiungere altri “header” per ulteriori informazioni. Infine, bisogna tener conto che la maggior parte dei siti all’interno dei quali navighiamo, non si occupano di utilizzare il Selection conten, per cui, quando ci riferiamo a “Header”, si fa riferimento generalmente al contenuto nella parte superiore della nostra pagina. Alla luce di quanto declinato, se da un lato è corretto usare i titoli in maniera corretta, dall’altro bisogna anche utilizzare i giusti template, per impedire intoppi nella navigazione dei nostri abituali lettori.

Dal Blog
Guida al nuovo algoritmo BERT di Google

Il 25 ottobre 2019, Google – il leader mondiale dei motori di ricerca sul web – ha rilasciato un aggiornamento di software che prende il nome di BERT, l’acronimo di Bidirectional Encoder Representations for Transformers e che consiste in un potenziamento e miglioramento dei risultati di ricerca partendo da una migliore “comprensione” da parte del motore di ricerca del testo digitato dall’utente.

Una guida per la Link Building: ecco alcuni consigli

Fare Link Building significa mettere in atto una strategia diretta a costruire, per il proprio sito, una solida reputazione online. Per farlo, ci sono molte fasi da seguire, ma una fra le cose più importanti è quella di crearsi instaurare delle relazioni con una rete di partner mediante i quali ottenere un discreto numero di link di buona qualità.

5 consigli per la scrittura persuasiva: migliorare il proprio business

Il lavoro di un web copy è quello di vendere e, per farlo bene, egli, deve ripetersi ogni giorno questo suo compito ma, soprattutto, fin dai primi giorni della sua attività non può mancare di imparare come scrivere in maniera persuasiva.

SEO e brand aziendale: ecco come far crescere la reputazione del proprio sito

Ottenere un buon posizionamento organico sul motore di ricerca Google con un blog aziendale apre le porte a molteplici vantaggi, nello specifico consente l’acquisizione del traffico profilato da convertire, in seguito, in lead e in clienti.

Co-occorrenze e semantica: di che si tratta?

Le co-occorrenze rappresentano le parole contenute in una frase, in un paragrafo, in un documento o in un insieme di documenti. Sono combinazioni di termini che, senza le parole comuni e le stop word, permettono di capire di quale argomento si sta parlando. Tale processo di comprensione è simile a quello del search engine semantico che, però, non ha ancora la capacità di leggere ed interpretare il significato delle parole leggendo le stesse in sequenza. Però può comprenderlo in maniera approssimativa facendo una analisi delle associazioni di parole.

Keyword density: cosa fare per evitare spam

Su alcuni siti di colleghi e anche su forum conosciuti e frequentati maggiormente da SEO o apprendisti SEO, notiamo che per terminare nelle prime pagine di Google, è necessario scrivere testi con una keyword density che varia tra il 2 e il 5%. Ci sono anche siti come tuttowebmaster.eu che consentono di utilizzare un software per verificare se la keyword density delle vostre pagine è giusta. E c'è anche chi sostiene che se tale sito ti conferma che è OK, si possono dormire sonni tranquilli e attendere di trovarlo in prima pagina.

Vieni a trovarci

Contattaci

 

Formula di acquisizione del consenso dell'interessato

L’interessato autorizza al trattamento dei propri dati personali (Informativa Privacy ex art. 13 Reg. (UE) 2016/679; clicca qui per sapere come gestiamo Privacy e Cookie)