Su alcuni siti di colleghi e anche su forum conosciuti e frequentati maggiormente da SEO o apprendisti SEO, notiamo che per terminare nelle prime pagine di Google, è necessario scrivere testi con una keyword density che varia tra il 2 e il 5%. Ci sono anche siti come tuttowebmaster.eu che consentono di utilizzare un software per verificare se la keyword density delle vostre pagine è giusta. E c'è anche chi sostiene che se tale sito ti conferma che è OK, si possono dormire sonni tranquilli e attendere di trovarlo in prima pagina.

Sono molte le persone convinte che sia sufficiente domandare in un qualsiasi FORUM o Blog: “come faccio ad essere in prima pagina su Google?” per ricevere una risposta definitiva e da lì in poi saper posizionare siti nei primi posti in Google.

Sarebbe come chiedere ad un cardiochirurgo di illustrarvi in che modo trapiantare un cuore o ad un architetto di mostrarvi come realizzare un grattacielo.

Cosa è la keyword density

Con il termine inglese keyword density non si fa altro che intendere il numero di volte, all’interno di un testo più o meno lungo, che una determinata parola viene ripetuta. A questo punto in molti staranno pensando ‘se scrivo più spesso una determinata keyword ci sono più possibilità che scalo le classifiche nei vari motori di ricerca’: il ragionamento di per sé non è sbagliato ma bisogna fare alcune attente valutazioni del caso.

D’impeto anche noi vi confermiamo che maggiore è presente quella parola in un documento e più facile sarà l’individuazione del link al fine di ottenere un’ulteriore visita. A tal proposito esiste una formula che permette di identificare la presenza della KDI all’interno di un documento (TFI) mediante una divisione effettuata sul numero delle parole inserite all’interno del documento stesso (WCI).

Se decidiamo di ripetere una parola 8 volte su di un piccolo documento di appena 100 parole otterremo una percentuale dell’8%. In altre parole 8/100= 0.08 con una keyword density quindi dell’ otto percento.

Continuando a ragionare su questa lunghezza d’onda allora diviene lineare e quindi conseguenziale il ragionamento secondo il quale più ripetiamo la keyword e meglio sarà. Errore più grande, però, non può esservi.

Ad ogni lettore del web, infatti, sarà capitato almeno una volta di entrare in uno stato di frustrazione perché il testo dopo un paio di righe annoia fino convincerci di non leggerlo più. Questo perché succede? Perché nove volte su dieci il discorso incappa sempre nello stesso andirivieni, si ripetono sempre le stesse cose e non si centra mai il nocciolo della questione: in altre parole perdiamo semplicemente del tempo a leggere una cosa che è stata scritta in cento modi differenti.

Questi, e molti non lo sanno, sono fattori di rischio assolutamente rilevanti perché al fine di ottenere un’ottima valutazione nella scala gerarchica dei motori di ricerca non basta solamente ripetere una parola fino allo strenuo. Cosa significa?

Il rischio più grande

Come anticipato il problema della keyword stuffing è il più vasto tra coloro che si ostentano esperti del mondo del web. Quando vengono stilate le cosiddette classifiche all’interno dei motori di ricerca sono innumerevoli le valutazioni che vengono fatte: non viene minimamente tenuta in considerazione la sola keyword density ma esistono tantissime altre variabili che permettono ad una pagina di essere più visualizzata delle altre. Un esempio? Il tempo trascorso all’interno di una pagina è sicuramente uno dei fattori determinanti: se un sito web ottiene una media di due minuti per visualizzazione di pagina e uno ne ottiene poco meno di uno, secondo voi, nei motori di ricerca quale troviamo posto prima? E allo stesso tempo quali sono stati i fattori che hanno scaturito interesse nel primo caso e non nel secondo?

Queste sono tutte variabili che spesso e volentieri sfuggono a presunti esperti SEO che si immedesimano in un compito che probabilmente esula dalle proprie competenze. Il mondo del web, o per meglio dire la sua struttura, è molto più complicata rispetto a quanto si possa pensare. Va bene la buona volontà ma se si vuol sfondare in questo campo ci vuole ben altro. Esperienza e conoscenze in primis.

I contenuti più interessanti: le tue keyword appariranno?

Chi mastica il blogging e la realizzazione di siti web, ha continuamente a che fare con le keyword. Queste sono parole di massima importanza per il posizionamento del proprio sito, specialmente perché muovono una riconduzione diretta nei confronti dei termini che vengono immessi nel riquadro di ricerca, nella misura in cui si fa surfing all’interno del web. Bisogna però sapere che, a nascondersi dietro ogni domanda inserita sui motori di ricerca, c’è un intenzione, un vero e proprio intento di ricerca (search intent), il quale può manifestarsi in maniera implicita o esplicita. Comprendere l’esigenza reale dell’utente, porta ad un inevitabile successo del proprio sito.

L’attività di comprensione e di risposta al bisogno nel modo più indicato ed esauriente rispetto alla realtà concorrenziale, rappresenta la creme della creme per vincere su Google. Muoversi in questo senso significa sostanzialmente fornire il contenuto adatto e adeguato con il search intento (video, PDF, infografica, post, testuale) più importante, per cui quindi c’è una maggiore richiesta. L’obbiettivo di un buon sito è dare la risposta più completa possibile all’utente e, per comprendere qual è la giusta strada, bisogna garantire la pertinenza e la rilevanza rispettivamente al search intent di ogni ricerca. Bisogna per cui muoversi in questo senso:

  • Diventare un ottimo conoscitore delle pagine dei risultati per la ricerca su Google;
  • Rivolgersi a chi ha delle competenze in materia, ovvero un bravo SEO.

Per lavorare bene con le keyword bisogna tenere in considerazione che esistono due fattori: l’intenzione di ricerca e il volume di ricerca

La prima altro non è che, come citato sopra, il motivo che porta l’utente a cercare qualcosa: La keyword può essere informazionale nel momento in cui si inseriscono informazioni di tipi diverso, come “eventi in città” e il “meteo a Roma”; transizionale quando lo scopo della ricerca è completare una transizione; Navigazionale nel momento in cui la ricerca ha l’obiettivo di trovare un sito web specifico, come Facebook o Wikipedia.

Il volume di ricerca sta a indicare invece il numero di ricerche effettuate per una parola chiave, ed è divisibile in tre gruppi in relazione alle caratteristiche della keyword:

  • Testa, ovvero keyword composte da un solo termine, con alto volume di ricerca.
  • Coda media, relativamente alle ricerche più specifiche, composte da 2 o 3 termini. Gode di meno concorrenza rispetto alla “testa” e volumi di ricerca più bassi.
  • Long tail: Ricerche iper-specifiche composta da 4 o più parole, con poca concorrenza e per lo più di carattere transazionale.

Cos’è lo SPAM: la criminalità sul web

Navigando su internet, spesso si possono trovare degli articoli che allertano sullo Spam e sul suo abbondante utilizzo. Ma cos’è realmente lo spam? Esso è l’invito, o la ricezione, di messaggi pubblicitari di posta elettronica, i quali non sono mai stati richiesti e che l’utente riceve previa autorizzazione data. Gli spammer ragionano in termini pubblicitari e, di cosa tu voglia o meno, poco a loro importa. La pubblicità può essere di qualsiasi tipologia: offerte commerciali, farmaci senza prescrizione medica e addirittura materiale pornografico. Ma perché? Lo scopo degli spammer è quello di carpire dati personali, come password e login di utenti, fino ad arrivare a conti corrente e carte di credito.

Lo spam quindi è legittimamente identificabile come un atto fuori dai termini legali, è una manifestazione virtuale di criminalità. Un esempio di spam è quello in cui, all’interno di una mail, un utente sconosciuto ti invita ad inserire le tue credenziali bancarie al fine di accedere ad un enorme quantità di denaro che è impossibilitato ad ottenere da solo e che vorrebbe dividere, ad atto compiuto, unicamente con te. Lodevole! Peccato sia del tutto falso. Lo spam è uno dei più grandi progetti di truffa che si possono rintracciare sul web, ti propone spesso progetti finanziari, finalizzati a farti illudere. Ma come fanno ad accedere a tanti indirizzi e-mail in una sola mossa? Questi indirizzi sono raccolti in rete con specifiche e attente modalità. Prima di tutto gli spammers copiano automaticamente indirizzi mail da pagine personali, come blog, forum o newsgroup, successivamente usano degli specifici software destinati alla costruzione di indirizzi mail, usando nomi e cognomi comuni, il tutto seguito da false pubblicazioni di siti web che catturano l’indirizzo promettendo viaggi fantastici e offerte imperdibili e il cerchio lo chiudono acquistando indirizzi mail da altri spammers. Attraverso queste quattro modalità, la quantità di indirizzi che si può ottenere è veramente infinita. Ricordate in maniera assoluta che i protocolli di sicurezza sul web non stanno lì a caso: la s finale dopo ogni http è di fondamentale importanza, se siete intenzionati a mettere i vostri dati sensibili. Gli spam possono avere per di più svariate tipologie: esiste lo spam pubblicitario che è il più comune, esiste quello di tipo scam, mirato appositamente alla truffa, quello phishing, molto ingannevole che simula un invito da parte della tua banca quando invece non lo è, e infine abbiamo lo spam di tipo malware, inviato via mail come allegato ingannevole.

Ma allora qual è la giusta keyword density?

L’esatto valore della keyword density di una pagina web dipende da molti fattori, troppi per tenerli tutti sotto controllo. Osserviamone alcuni:

  • n. complessivo delle parole che formano il testo di una pagina (se vi sono molte parole la keyword density può essere anche al di sotto dell’1%)       
  • n. dei competitor che si trovano con la stessa keyword e keyword density usata da chi si trova in prima pagina
  • qualità dei siti dei competitor 
  • numero di articoli dei competitor
  • n. dei link (di qualità) in entrata

Da queste considerazioni è semplice capire che non esiste una keyword density perfetta e che consigliare a qualcuno di usarla al 5% senza aver valutato le variabili, vuol dire dargli un'informazione errata, e talvolta pericolosa.

E' infatti risaputo che i motori tendono a estromettere dal loro indice chi fa uso di una keyword density eccessiva (stuffing). 

Come agiamo per cercare caso per caso la keyword density ottimale?

Per una tecnica esclusiva ultimata nel 2002 con un preciso lavoro di Reverse engineering e girono dopo giorno aggiornata nel corso degli anni, siamo capaci di calcolare ogni singolo caso, tenendo conto di tutti i fattori soprammenzionati e di altri ancora, la corretta keyword density cosicché Google indicizzi nel miglior modo possibile i siti web da noi creati.

Ora sai come mai il 97% degli oltre 300 siti che abbiamo realizzato li trovi in prima pagina su Google con keyword attinenti l'attività del cliente. E sai anche perché è inutile rivolgersi ai forum per chiedere qual sia la corretta keyword density o, peggio ancora, chiedere cosa devi fare per avere il tuo sito in prima pagina.

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