Ottenere un buon posizionamento organico sul motore di ricerca Google con un blog aziendale apre le porte a molteplici vantaggi, nello specifico consente l’acquisizione del traffico profilato da convertire, in seguito, in lead e in clienti. Naturalmente, però, essere i primi su Google non significa, in maniera automatica, che ogni utente cliccherà sul vostro articolo e non su quello di un altro in posizione più bassa.

Infatti non basta solamente realizzare un contenuto migliore di quello dei propri competitor, perché le ragioni che spingono gli utenti a cliccare su di un risultato di ricerca o su un altro possono essere molteplici, e possono riguardare la composizione del titolo, così come la meta description oppure la presenza o meno di alcuni dati strutturati e, infine, l’autorevolezza che sia vera o presunta, dei siti di destinazione.

Vediamo insieme, però, in che modo ciò impatta sulle proprie strategie SEO e brand aziendale e più generalmente di Inbound Marketing.

Notorietà e autorevolezza per generare traffico

Mettendo da parte gli aspetti tecnici precedentemente menzionati, per ogni ricerca che effettua, l’utente è maggiormente propenso a visitare i siti che conosce oppure che ritiene più autorevoli per quello specifico tema. Questo è un comportamento naturalissimo e comprensibile che, in maniera automatica, adottiamo tutti.

In effetti, esistono dei siti, dei blog e dei portali online che, negli anni, hanno acquisito grande notorietà e autorevolezza su specifici temi, e sono quelli che si ricevono più click e che generano maggiore traffico.

Quindi, a parità di posizionamento, la notorietà e l’autorevolezza del brand fanno una grande differenza, a volte in modo sostanziale, e ciò rende difficile competere in quei settori dove vi sono dei brand molto forti.

Questo, però, non significa che i siti web autorevoli vivono di rendita e che è impossibile farsi una certa posizione all’interno di una specifica nicchia iper competitiva, però, il posizionamento che è stato conseguito, se è ben gestito nel tempo, consente accrescere la brand reputation in maniera organica.

Scalare la SERP e diventare una fonte autorevole

Nessun sito web, in pratica genera traffico dalla mattina alla sera e tutti i siti che si sono imposti nella SERP in specifici settori, e che hanno acquisito una certa autorevolezza, infatti, hanno faticato e lavorato costantemente per riuscirci. In primis producendo contenuti ottimizzati SEO e poi seguendo una logica di progressività. Ciò significa che non si può subito puntare a una keyword con volumi di ricerca mensili elevati ma si deve iniziare dall’individuare keyword meno concorrenziali, che siano però correlate a quella di interesse. In questo modo, le possibilità di successo saranno maggiori.

Keyword meno concorrenziali: come individuarle

Per esempio, se abbiamo un blog dedicato alla cucina, che è un settore molto concorrenziale che ha siti e forum molto forti e nettamente radicati, per realizzare un articolo dedicato ad un topic come “crema pasticcera”, ci si ritroverebbe davanti ad una keyword ad elrvata concorrenza con siti autorevoli in SERP e brand molto affidabile per quel che riguarda la cucina. Con studio e pazienza, però, se ne può scovare, fra le keyword correlate, una maggiormente abbordabile per un sito molto giovane. Così, oltre ai siti noti, si potrà provare a superare almeno quelli meno autorevoli ottenendo un primo posizionamento concorrendo con avversari più alla propria portata.

La chiave del marketing: il brand

Quante volte sentiamo la parola brand tra una conversazione all’altra? Dalla pubblicità al web questa risulta essere una parola molto presente, soprattutto sui piano della vendita e della visibilità. Ma cos’è realmente e da quanto tempo si usa in maniera corrente questo termine? Chi si aggiorna frequentemente sul business, management o marketing, sa che la parola brand è connessa alla comunicazione aziendale. Personal branding, brand identity e brand reputetion sono solo alcuni degli sviluppi correlati a questa parola, la quale a sua volta, essendo ampiamente utilizzato, può essere piuttosto confuso. Che differenza c’è tra il brand e il marchio aziendale? Esso è un mero logo aziendale o cela dietro significati altri? Molti esperti nel settore marketing evidenziano la differenza tra marchio e marca: il primo è un insieme di tratti grafici, nomi e slogan, mentre la seconda è legata ad un concetto più immateriale. Dentro la marca infatti abbiamo molto di più che il semplice marchio, come per esempio la storia legata ad un determinato prodotto o ad un’azienda.

Esistono per di più brand la cui identità si sviluppa sia online che offline, sia all’aperto che al chiuso, e che dipendono molto da aspettative e valori che i consumatori o competitor, recepiscono. Un brand consente un immediato riconoscimento, porta il pubblico ad un approccio visivo diretto con il produttore e questo, a sua volta, propaga il suo brand al fine di raccogliere un alto consenso sociale. Secondo Colin Bates, un attore statunitense il brand è solo l’insieme delle percezioni nella mente dei consumatori. Incredibile come avere un simbolo sulla scocca del nostro pc, possa avere una certa influenza all’interno dell’opinione pubblica. Di grande rilevanza è poi la differenza tra Brand Awareness e Identity. Il primo è la rappresentazione della consapevolezza e dalla conoscenza dei consumatori di una specifica marca: è solo uno strumento che usa il marketer per quantificare il trend di conoscenza presso chi acquista un prodotto. Il brand identity è invece l’insieme delle caratteristiche uniche e speciali con cui una qualsiasi azienda o attività avrebbe l’auspicio di essere valorizzata e conosciuta. Anche l’azienda ha una sua idea di come vorrebbe che il pubblico la percepisse. Comunicare il valore della propria marca è importante e farlo, soprattutto sul web, implica un background ricco di sociologia, ma anche bravura tecnica. Un brand, se costruito bene, riesce ad essere così insidioso all’interno della psicologia collettiva, che si potrebbe finire con il non dimenticarlo mai più, passando da una generazione all’altra.

Costruire il brand passo passo

Quindi, premettendo che essere in prima pagina su Google dà la possibilità di ricevere traffico e se gli utenti di una determinata nicchia che hanno già un punto di riferimento forte cominciano a visualizzare anche i vostri contenuti ed il sito, magari pian piano si passerà da una visita occasionale alla vera e propria fidelizzazione.

Soltanto in questa maniera, un passo alla volta, si può costruire il proprio brand e acquisire l’autorevolezza per provare a sfidare un competitor sulle keyword concorrenziali.

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